Revocatoria degli atti compiuti dal debitore - l'azione ex art. 2901 c.c.
Hai venduto casa, fatto una donazione ai figli o costituito un fondo patrimoniale mentre avevi dei debiti? Potresti trovarti a scoprire che quell'atto, pur perfettamente valido, può essere neutralizzato da un tuo creditore attraverso l'azione revocatoria ordinaria prevista dall'art. 2901 del Codice Civile.
Cosa può succedere concretamente
Il creditore che ottiene una sentenza di revocatoria non fa annullare l'atto che hai compiuto: la vendita, la donazione, il trasferimento restano validi tra te e chi ha ricevuto il bene. Tuttavia, nei confronti di quel creditore, l'atto diventa inefficace: potrà aggredire esecutivamente il bene come se non lo avessi mai ceduto, anche se ora è intestato a un'altra persona.
In pratica, chi ha acquistato da te rischia di vedersi pignorare il bene per un debito che non è suo.
Quando sei davvero a rischio
Non ogni atto compiuto in presenza di debiti è attaccabile. Il creditore deve dimostrare una serie di elementi precisi.
Il pregiudizio patrimoniale: l'atto deve aver reso più difficile o incerta la soddisfazione del credito. Se dopo la cessione hai ancora un patrimonio abbondantemente capiente, la revocatoria difficilmente prospera.
Attenzione però: anche se ci sono altri beni ma più difficilmente aggredibili il problema non è superato, come per esempio quando i beni che hai sono in comproprietà.
L'elemento soggettivo: qui la disciplina distingue due situazioni
- Se il debito esisteva già quando hai compiuto l'atto, il creditore deve solo provare che eri consapevole del pregiudizio che arrecavi (scientia damni). Per gli atti onerosi, deve provarlo anche in capo all'acquirente, mentre per gli atti gratuiti, la buona fede del donatario non conta.
- Se il debito è sorto dopo l'atto, la prova è più gravosa: occorre dimostrare che tu e il terzo avevate già previsto il futuro credito e il pregiudizio che ne sarebbe derivato (dolus malus). Una soglia più alta, ma non impossibile da raggiungere.
Il termine per agire: il creditore ha cinque anni dalla data dell'atto per proporre l'azione (art. 2903 c.c.). Trascorso questo termine, l'atto non è più attaccabile.
Gli atti più esposti
Nella pratica, i beni immobili sono il bersaglio principale delle azioni revocatorie. Tra gli atti più frequentemente impugnati:
- vendite a familiari o a soggetti vicini (spesso considerate sospette dai giudici)
- donazioni di immobili a figli o coniuge
- costituzione del fondo patrimoniale familiare
- rinuncia all'eredità in presenza di debiti
- conferimenti in società
- costituzione di un trust
La vicinanza con il soggetto acquirente non è di per sé sufficiente a far vincere la revocatoria, ma rende più agevole per il creditore provare la consapevolezza del pregiudizio, nel senso che si presume che il familiare conoscesse la situazione ma il debitore e il familiare possono dare la prova contraria.
Come tutelarsi (prima di agire)
La pianificazione patrimoniale è legittima e doverosa, ma va fatta prima che i debiti sorgano e con strumenti appropriati. Agire quando i creditori sono già alle porte espone quasi certamente all'azione revocatoria.
Alcune valutazioni da fare prima di disporre dei propri beni:
- la consistenza del patrimonio residuo dopo l'atto
- l'esistenza e l'entità dei debiti al momento del trasferimento
- il tempo trascorso tra l'insorgenza del debito e l'atto dispositivo
- la natura del rapporto con il soggetto acquirente
Se hai già ricevuto l'atto di citazione
Se sei convenuto in un'azione revocatoria — come debitore o come terzo acquirente — i margini di difesa esistono e vanno valutati caso per caso: capienza patrimoniale residua, mancanza di scientia damni, prescrizione quinquennale già maturata, natura del credito azionato.